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Milo MANARA
COD:Milo Manara nasce a Luson in provincia di Bolzano il 12 settembre 1945. Debutta alla fine degli anni ‘60 come autore di storie erotico-poliziesche. Negli anni ‘70 collabora con il Corriere dei Ragazzi ed altre numerose riviste a fumetti del periodo. Su testi di Alfredo Castelli e Mario Gomboli realizza “Un fascio di bombe”. Con Silverio Pisu dà vita a “Lo Scimmiotto e Alessio, il borghese rivoluzionario”, che segnano il suo debutto nel fumetto d’autore. Nel 1978 è la (s)volta di Giuseppe Bergman, primo personaggio di grande successo ideato, sceneggiato e disegnato da Manara. Nei primi anni ‘80 crea “Il Gioco”, storia che gli procura il successo a livello mondiale. Su testi di Hugo Pratt disegna “Tutto ricominciò con un’estate indiana” ed “El Gaucho”. È il periodo in cui crea l’iconica Miele, protagonista de “Il profumo dell’invisibile” e “Candid Camera”. Su sceneggiatura di Federico Fellini, con cui collabora dal 1987, crea due storie a fumetti: “Viaggio a Tulum” seguita da “Il viaggio di G. Mastorna” detto Fernet. Fa seguito la trasposizione fumettistica di tre classici della letteratura: “Gulliveriana”, “Kamasutra” e “L’asino d’oro”. Disegna poi tre storie di carattere sociale: “Ballata in Si bemolle”, “Rivoluzione” e “Tre ragazze nella rete”. Nel 2009 Marvel Comics gli commissiona, in coppia con Chris Claremont, una storia degli X-Men tutta al femminile, “X-Men: Ragazze in fuga”. Collabora anche con Neil Gaiman per la DC Comics. Dal 2000 Manara lavora al progetto “Il pittore e la modella”. Su testi di Alejandro Jodorowsky disegna un fumetto sui Borgia. Nel 2015, per Panini Comics, pubblica “La Tavolozza e la spada”, primo di due volumi dedicati alla vita del Caravaggio, seguito da “La Grazia”, pubblicato a febbraio 2019, anno in cui festeggia cinquant’anni di carriera professionale. Per l’occasione, il Festival de la Bande Dessinée di Angoulême gli ha tributato per la prima volta una grande retrospettiva nel corso della 46° edizione dell’appuntamento dedicato al fumetto più importante d’Europa.
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Vladimir VOLEGOV
COD:Nato nel 1957 a Khabarovsk, nell’Estremo Oriente russo, ha vissuto un’infanzia segnata da continui spostamenti, sempre sostenuto dalla presenza attenta e amorevole della madre. Fin da bambino, la pittura è stata per lui una necessità interiore: il modo più naturale per osservare, comprendere e dare forma al mondo. La cura materna ha plasmato in lui uno sguardo sensibile all’universo femminile, che sarebbe diventato il cuore della sua visione artistica.
Le donne — con la loro forza silenziosa, la loro tenerezza e saggezza — sono una fonte inesauribile di ispirazione. Attraverso di loro ha appreso che delicatezza e sensibilità sono forme profonde di forza.
Durante la sua formazione artistica ha incontrato i grandi maestri della pittura classica: Repin e Serov hanno segnato i primi passi, mentre Anders Zorn, John Singer Sargent, Giovanni Boldini e Joaquín Sorolla hanno contribuito a definire il suo linguaggio, fondato sulla verità emotiva del ritratto, sulla grazia del gesto e sulla luce come portatrice di sentimento.
Ha lavorato in diversi ambiti — dall’illustrazione ai progetti editoriali e digitali — senza mai abbandonare la pittura. Viaggiando in Europa e realizzando ritratti nelle strade di Barcellona, Berlino e Vienna, ha imparato a cogliere rapidamente l’essenza emotiva delle persone, affinando il proprio modo di rappresentarla.
I temi principali della sua ricerca artistica sono la donna e l’infanzia: catturando momenti intimi, cerca di trasmettere cura, tenerezza e amore, rendendo visibile l’emozione.
All’inizio degli anni Duemila, il suo lavoro ha raggiunto visibilità internazionale grazie a collaborazioni con gallerie in Europa e negli Stati Uniti, consolidando uno stile di realismo romantico contemporaneo, centrato sulla figura umana.
Dal 2006 vive in Spagna, la cui luce e atmosfera influenzano profondamente la sua pittura. Qui la sua ricerca si è fatta più personale, orientata non alla somiglianza formale, ma alla risonanza emotiva: ciò che resta quando il tempo sembra fermarsi.
Oggi continua a lavorare tra commissioni private e progetti personali, fedele a un’idea che lo accompagna da sempre: la pittura deve respirare vita, emozione e umanità. Ogni opera nasce come un gesto di ammirazione e gratitudine verso la bellezza interiore dell’essere umano.
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Francesco PALMA
COD:Francesco Palma è un artista che, da oltre quarant’anni, approfondisce con rigore e sensibilità la pittura decorativa, la ritrattistica e la scenografia, coniugando tecnica ed espressione emotiva. Palma dà forma a un linguaggio visivo che si muove tra memoria e contemporaneità, privilegiando l’autenticità del gesto e l’intensità del segno. Nel 1998, insieme a Dario Roselli, ha fondato FRADA, atelier d’arte specializzato nella realizzazione di affreschi dipinti amano per residenze di prestigio in tutto il mondo. Oggi, Francesco Palma dirige il reparto dipinti a mano di Affreschi & Affreschi, azienda proprietaria del marchio J.Rose. Per la collezione Follow the Flow di J.Rose, Palma trasforma la superficie dell’etichetta in un racconto pittorico in movimento, dove forme e simboli danzano in armonia, evocando ritmi e gesti di culture diverse. Ogni etichetta diventa una coreografia visiva, un intreccio di emozioni che restituisce al gesto pittorico un ruolo narrativo e sensoriale.
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Guido CREPAX
COD:Nato a Milano nel 1933 in un ambiente dove l’arte era respiro quotidiano, Guido Crepax cresce tra musica e sensibilità estetica: suo padre era il primo violoncello della Scala, e il ritmo del suono diventa per lui ritmo della pagina. Questa attitudine alla composizione si fonde con il rigore della laurea in Architettura nel 1958, che gli insegna a progettare non solo spazi, ma anche tavole grafiche.
Prima di approdare al fumetto, Crepax affina il suo tratto elegante nella grafica pubblicitaria, realizzando copertine di dischi jazz e campagne per marchi come Shell e Campari. Esperienze che lo preparano a trasferire l’estetica moderna nei suoi lavori più noti. Nel 1965 fa esordire Valentina Rosselli sulle pagine di Linus, inizialmente come figura di supporto. Presto però Valentina diventa protagonista assoluta: una donna “viva”, con carta d’identità, lavoro di fotografa e psiche complessa. Non un archetipo, ma un personaggio che invecchia insieme al suo autore, attraversando la società italiana degli anni Sessanta e Settanta con indipendenza e intensità. Creare Valentina significava rompere tabù, esplorare l’emancipazione femminile e trasformare l’erotismo in indagine intellettuale.
Crepax rivoluziona anche il linguaggio del fumetto, superando la griglia tradizionale. La sua narrazione assume ritmi cinematografici, frammentando l’azione in dettagli minuti — un riflesso negli occhiali, un gesto, un respiro — dilatando la percezione del tempo. Così, la vita quotidiana di Valentina sfuma nella dimensione onirica, rendendo il lettore partecipe delle sue fragilità e delle sue visioni. Attraverso di lei, Crepax fonde moda, letteratura e psicanalisi in un’arte totale, capace di intercettare le inquietudini di una società in fermento.
Crepax resta un architetto del desiderio, capace di tradurre l’estetica del Novecento in un segno eterno, lasciando un’icona di stile che continua a dialogare con la modernità.





