Chi siamo
Le storie migliori non si pianificano. Accadono.
Dicembre 2021 Affreschi & Affreschi si prepara a presentare una nuova collezione firmata da Milo Manara, in debutto pochi mesi dopo al Salone del Mobile di Milano. Per celebrarla con chi da anni ne ama il lavoro, l’azienda sceglie una strada insolita.
Alcune bottiglie vengono rivestite con il materiale che da vent’anni è il cuore della sua ricerca: un millimetro di marmo flessibile su cui prendono vita le opere dell’artista.
Non erano destinate alla vendita. Erano un dono. Un augurio di Natale. Un modo diverso di raccontarsi. Ma chi ricevette quel dono non chiese dell’opera in arrivo al Salone.
Non domandò della collezione. Volevano possedere le bottiglie.
Erano nate per presentare un’opera. Finirono per diventarla.
Per la prima volta la bellezza non si limitava a essere osservata: voleva entrare in una storia.
L’attenzione si era spostata dalla parete all’oggetto. Dall’opera allo spirito che custodiva. L’incontro tra la materia dell’affresco e il mondo dei distillati aveva creato qualcosa che ancora non aveva un nome. Pochi mesi dopo, quell’intuizione lo trovò: J.Rose.
Il 30 marzo 2022 venne sigillata la prima bottiglia ufficiale. Quel giorno non nacque soltanto un marchio. Nacque un nuovo capitolo di una storia cominciata molti anni prima. La stessa materia. Lo stesso sapere. La stessa visione.
Una nuova destinazione.

Il Laboratorio Creativo
Ogni opera nasce per un luogo preciso. Alcune sulla tela. Altre sulla carta. Altre ancora tra le pagine di un libro. Portarla su una bottiglia significa darle una nuova vita senza tradire la prima. Per questo nulla viene semplicemente riprodotto. Un colore nato per la carta non si comporta allo stesso modo sulla materia dell’affresco: una superficie porosa, opaca, viva, che con la carbonatazione continuerà a mutare nel tempo. Così ogni tono viene ricalibrato perché resti fedele all’intenzione dell’artista anche dopo che la pietra lo avrà assorbito.
È il compito del laboratorio creativo J.Rose: studiare ogni immagine, comprenderla e infine tradurla. Non si copia un’opera. Le si insegna a vivere altrove. Un’immagine nata per essere guardata diventa un oggetto da tenere in mano, da girare tra le dita, da scoprire sotto ogni luce. È qui che inizia la sua seconda vita. Alcune opere rivelano subito la propria natura. Altre la custodiscono più a lungo, e restano nell’atelier finché non sono pronte.


